MANIFESTAZIONI > 2010 - PREMIO NAZIONALE  "INFANZIA – PICCOLO PLAUTO”


CORRIERE DI BOLOGNA - 27 Marzo 2010

«Volevo essere Bèjart»  - Intervista di Paola Gabrielli

«Ma si rende conto? Io che ricevo un premio per un programma a cui tengo tantissimo e nella mia città.

Stra-or-di-na-rio».

Raffaella Carrà in certi momenti sembra tornare bambina. Per la purezza dei sentimenti. Per le parole. Semplici e vere. Per i ricordi. Legati anche alla sua Bologna. Eppure, come per tutti i destinati al successo fin da piccoli, la sua è stata un’infanzia breve. Già a 8 anni, com’è scritto anche nelle biografie, era a Roma, a studiare all’Accademia Nazionale di Danza. Oggi alle 16 riceve alla Cappella Farnese il premio nazionale per l’infanzia Piccolo Plauto, all’interno di Bolibrì. Questo è un premio all’autrice Carrà. La Raffa nazionale - «che brutto che a dirmelo per la prima volta fu Topo Gigio» - sarà premiata come autrice del programma su Rai3 Gran concerto, nato per avvicinare alla musica classica i bambini.
Signora Carrà, dunque Bologna è ancora la sua città?
«Sono nata a Bologna e se a 8 anni purtroppo sono dovuta andare a Roma rimane la mia città. Quindi ricevere un premio mi riempie di orgoglio. Come fare un concerto per il Papa».
Cosa la rende più orgogliosa di essere bolognese?
«Sono spesso in Spagna e l’idea che hanno dell’università bolognese è altissima. Allora io mi gonfio come un pavone. So bene che molti ricercatori se ne vanno via dall’Italia, ma Bologna è sempre un buon esempio per tutti».
Riceverà un premio a Palazzo d’Accursio e non ci sarà un sindaco ad accoglierla. Che idea si è fatta del Cinzia-gate?
«Penso sia un problema degli uomini, in senso globale. Si fanno mettere fuori dalle donne. Almeno alcuni si dimettono».
I suoi primi ricordi di Bologna?
«Teatro Comunale. Avevo 3 anni e prendevo lezioni di danza classica. Ero così pazza per la danza che a casa mi mettevo sul tappeto e giocavo con i bottoni».
Con i bottoni?
«Sì, facevo finta che fossero dei ballerini. E danzavano sulle musiche di Chopin, Mussorgsky, Debussy».
Come se la cavava con le altre attività da bambini?
«Leggere non mi dispiaceva, le bambole invece non sapevo neanche cosa fossero. Ma ero troppo fissata con la danza».
Tra i personaggi più amati dai bimbi c’era Maga Maghella.
«Oddio, posso dirlo? La odiavo. Anche perché ho sempre catturato l’attenzione dei bambini sulle cose per adulti. Il Tuca Tuca, le canzoni. Quindi con quel vestitino non mi ci vedevo proprio. Anche se fu un grande successo. Le bambolette di quel personaggio se le è tenute tutte mia madre».
A proposito di Tuca Tuca: è stata la prima a scoprire l’ombelico, ma oggi quella tv è da educande...
«Oggi la tv tira a spendere poco e prendere persone qua e là. Ma come diceva Morandi, uno su mille ce la fa. Il nostro è un mestiere precario. Occorre essere molto coscienti».
Lei che coscienza aveva di sé?
«Non mi sentivo bella e neanche giusta. Ma dentro di me volevo creare qualcosa. Quando entrai in tv mi dissi: voglio creare le cose come dico io. Tanto che mia madre, dopo avermi vista mi diceva: ma eri tu quella lì? Il mio mondo non era quello della classica. Io volevo essere come Maurice Béjart».
Béjart è un modello di danza molto maschile...
«Non ho mai avuto il fisico della Fracci. La mia coscia era maradoniana».
A proposito di scelte personali, in un articolo sul Corriere della Sera è stato scritto che Mina, neo settantenne, è stata una femminista senza saperlo. Lei come si sente?
«Io sono stata con Boncompagni, un uomo sposato con figli. Se si è credibili non c’è benpensante che tenga».

 PREMIO NAZIONALE  "INFANZIA – PICCOLO PLAUTO”

Palazzo D'Accursio - Bologna, 27/03/2010


La Rivista INFANZIA istituisce il “Premio Nazionale Infanzia – Piccolo Plauto”, con il patrocinio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, Università di Bologna che viene assegnato ad opere e attività di eccellenza rivolte all’infanzia da zero a sei anni o realizzate nell’ambito di servizi educativi dedicati a questa fascia d’età.
Piccolo Plauto è il bambino protagonista di una tavola a fumetti, nato dalla fantasia e dal tratto grafico di Marco Dallari. La Rivista Infanzia elegge “Piccolo Plauto” a emblema del premio, facendolo diventare personaggio rappresentativo di una identità dell’infanzia capace di stupire gli stessi adulti che se ne prendono cura.

Il premio comprende cinque sezioni più un Premio Speciale.
 

Premio per la sezione

“Editoria e i Media per l’infanzia”

• GRAN CONCERTO, RAI 3

Con la partecipazione di Raffaella Carrà che ritira il Premio